Il Tempo è Vicino

È possibile oggi pensare di fermarsi, di arrestare la nostra corsa quotidiana, di staccare la spina per sostare di fronte ad un mistero immenso quale la vita? Si, la vita, che ci scorre addosso senza che noi ce ne accorgiamo. Sembra una riflessione banale, fatta tante volte. In realtà si, ma solo, o quanto meno, nella maggior parte dei casi, di fronte alla morte, ad un fatto luttuoso, che ci costringe a bloccarci. La morte è divenuta “tempo dei conti” con se stessi, con gli altri; sulla nostra esistenza, sui nostri rapporti. Beh, oggi invece, qualcosa ci dà una nuova prospettiva, un nuovo punto di vista. Oggi siamo chiamati a soffermarci di fronte ad una nascita, che ci costringe a fare gli stessi conti con la nostra vita, però questa volta protesi verso il futuro. Una nascita che interpella la nostra ragione. Una nascita che infastidisce, che porta contraddizione, che apre al conflitto. La nascita di un bimbo è sempre qualcosa di meraviglioso, che porta la gioia nella famiglia che accoglie questa nuova vita, che si trasforma per questa nuova esistenza e che costringe ad un cambiamento. La nascita di un bambino mette sempre in crisi la vita familiare e impone, a questa, di modificare i suoi ritmi, perché il germoglio che è sbocciato ha bisogno di cure, di tempi, di calma, di serenità. Tutti gioiscono della nascita, ma se questa è la nascita di un uomo che ci inchioda alle nostre responsabilità, ai nostri modi di essere, beh, allora le cose cambiano radicalmente. Il bambino di Betlemme porta, ancora oggi, la tensione. È una nascita che fa da discriminante alla nostra vita perché, se un bimbo ci dice che la più alta espressione di amore è la morte per gli altri a qualsiasi costo, allora quella nascita è terribilmente fastidiosa. La culla della stalla, così come la croce di legno, divengono motivo di disordine per la coscienza, che è costretta a non passare sopra, ma a dirsi, senza alcuna menzogna, chi è di fronte all’altro, al mondo. Il bimbo di Betlemme ci dice che, la vita ha senso solo in rapporto al povero, al debole, allo sconfitto, al disperso, al lontano; ci dice che, la gioia è dare senza riserve, che la superficialità delle cose che stanno accanto a noi non rende migliori, ma che ci rendono così profondamente materiali, da non lasciare più spazio alla meraviglia, alla bellezza, allo spirito.
Oggi quel bambino ci dice: andiamo insieme verso un mondo di pace, di amore, dove la fiducia e la speranza si realizzano, dove l’0dio e la vendetta lasciano il posto al perdono e alla solidarietà. Oggi ci dice: vivi per ciò che sei, dono d’amore.

Buon cammino

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11 dicembre 2016, admin