Gli Ultimi Momenti

 

Per descrivere gli ultimi momenti della vita di don Pino ci rifacciamo a quanto detto dagli stessi suoi assassini, nelle testimonianze riportate nel libro del prof. M. Torcivia, Il martirio di don Pino Puglisi, una riflessione teologica, ed. Monti.

Le parole sono di Salvatore Grigoli durante l’udienza del 7 Luglio 1997.

“Una sera cercammo di vedere i movimenti, gli spostamenti del padre e lo incontrammo a Brancaccio, in un telefono pubblico. Non mi ricordo se già ero armato o dopo averlo visto. Ci recammo per armarci, anche se poi l’unico a essere armato ero io e lo attendemmo nei pressi di casa. Così fu, eravamo io, lo Spatuzza, Luigi Giacalone e Cosimo Lo Nigro. Non avevamo né macchine rubate, né motociclette. Eravamo con le macchine. Una era di disponibilità del Giacalone, una BMW e una Renault 5 di proprietà di Cosimo Lo Nigro. Scese Spatuzza dalla macchina del Lo Nigro, perché Spatuzza era con Lo Nigro e io ero con Giacalone, e io scesi dalla macchina del Giacalone. Il primo ad arrivare fu lo Spatuzza, ricordo che il padre si stava accingendo ad aprire il portone di casa, del… lo Spatuzza si ci affiancò, perché il padre aveva un borsello e gli disse «Padre questa è una rapina». Allorché il padre neanche si era accorto di me… e il padre, fu una cosa questa qui che non posso dimenticare, perché ogni volta che penso a questo episodio mi viene in mente questa visione del padre che sorrise, non capii se fu un sorriso ironico o sorrise. Sorrise e gli disse allo Spatuzza «Me l’aspettavo». Allorché io gli sparai un colpo alla nuca e il padre morì sul colpo senza neanche accorgersene di essere stato ucciso. Dopo di ciò chiaramente il borsello fu portato via dallo Spatuzza. Dopo di ciò ci recammo allo stabilimento della zona industriale, cosiddetta Valtras, uno stabilimento di import-export. Una specie di spedizionieri erano e lì fu controllato il borsello. Ricordo bene che c’era una patente, lo ricordo bene perché lo Spatuzza aveva la mania, perché lui all’epoca era già latitante, di togliere le marche da bollo che potevano servire per eventuali documenti e tolse le marche da bollo. Tra le altre cose ricordo che c’era una lettera. Non ricordo se era stata inviata al padre o… c’era una borsa con un foglio, una lettera di una persona che gli aveva scritto che, se non ricordo male, che gli facesse gli auguri non so di cosa, all’incirca 300 mila lire e poi altri pezzi di carta. Vorrei premettere che il borsello fu portato via, perché si voleva far credere che l’omicidio… cioè l’omicidio dovevano pensare gli inquirenti che era stato fatto da qualche tossicodipendente o da qualche rapinatore, ecco perché fu utilizzata la 7 e 65, non un’arma consueta agli omicidi di mafia.

Per prima cosa io non avevo mai visto padre Puglisi, non lo conoscevo nemmeno, quindi lo Spatuzza mi doveva indicare chi fosse. E di conseguenza dovevamo vedere gli spostamenti ed i movimenti del padre. Allorché eravamo io, Giacalone Luigi, lo Spatuzza e Cosimo Lo Nigro, con due macchine. Io ero con Giacalone e lo Spatuzza con Lo Nigro. Con una BMW eravamo io e Giacalone e Cosimo Lo Nigro con una Renault 5 verde metallizzato dell’epoca. E come ho già detto non ricordo se avevamo, ma credo di no, l’arma appresso, perché abbiamo visto padre… don Pino Puglisi nei pressi della chiesa nella cabina telefonica. Quindi da li andammo credo alla Valtras dove c’era questo furgone posteggiato, come stavo dicendo poco fa, che poi non ho più terminato, era solito anche mettere delle armi dentro questa Valtras, dentro il piazzale dove c’erano parecchi furgoni perché la Valtras è un’import-export di spedizionieri, no? Tra questi c’era posteggiato un vecchio furgone dove c’era una lamiera che celava un nascondiglio, e qui si nascondevano anche delle armi. Se non ricordo male, tornammo per prendere quest’arma che… munita di silenziatore ed andammo di nuovo alla ricerca del padre. Però li in cabina non c’era più e allora tornammo a casa. Quando poi lui arrivo si stava… già lo Spatuzza era sceso, quindi io di conseguenza, scendo anch’io e il padre stava aprendo il portoncino di casa. Lo Spatuzza gli si avvicinò e gli sussurrò: «Padre, questa è una rapina», perché il padre aveva un borsello tra le mani. Il padre non si era accorto di me perché io gli ero alle spalle e gli diede per risposta: «Me lo sarei aspettato», il fatto che gli avrebbero fatto qualche rapina. E ci ho sparato. Ho sparato un colpo alla nuca ed il padre è morto sul colpo.

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