Nel cammino… della misericordia

 

Ci fermiamo, finalmente, per prenderci un momento di respiro. Ogni momento di festa è accompagnato da quell’istante di benessere, che nasce dalla consapevolezza del distacco dal tran tran quotidiano. Ci fermiamo, anzi ci soffermiamo a riflettere su ciò che sta capitando: un altro anno è passato; ci troviamo un anno più vecchi; ripensiamo a tutto ciò che è avvenuto e speriamo che quest’altr’anno sia migliore. Le tre dimensioni del tempo passato, presente e futuro, ci scorrono nella mente eppure un evento particolare sembra aver fermato lo scorrere delle lancette. La nascita di un bambino ha segnato il tempo.

Dio si manifesta all’uomo. Si china verso la sue creature per offrirgli, ancora una volta, il Suo amore e lo fa in una maniera, che ancora oggi lascia stupiti. Un piccolo paese, una specie di stalla incastonata dentro una piccola grotta, una mangiatoia, pochi visitatori del luogo, un piccolo fuocherello e il calore del bestiame presente nella stalla. E’ vero, fino a poco tempo fa anche le nostre nonne partorivano i loro piccoli in casa e, a volte, quelle case non erano delle migliori. Ma adesso? cosa può dirci ancora la nascita di un bambino palestinese? Cosa può dirci di più di ciò che sappiamo, o darci di più di ciò che abbiamo?

Nel tempo in cui si pensa di conoscere l’istante nel quale lo stesso Dio creò tutto, cosa può interessare a noi la nascita di un piccolo bambino?

Eppure qualcosa c’è. Nell’aria c’è qualcosa di diverso dagli altri giorni… non è solo ciò che possiamo vedere: scuole chiuse, vie illuminate, vetrine allestite, gente che freme per entrare dentro ad un negozio per acquistare non so quale regalo, no! c’è qualcosa di più.

C’è quella sensazione che qualcosa può cambiare e questa notte potrebbe essere il punto di inizio di una nuova vita. Bisognerebbe solo soffermarsi a riflettere un pò. Mentre il passato lascia il posto al futuro, dovremmo vivere un momento profondo di presente. Dovremmo accorgerci che, quel Dio che si è fatto carne, ancora oggi apre le braccia a noi. Quelle braccia aperte a tutti noi. Possiamo dire che quelle braccia rappresentano il modo con cui Dio agisce: è la misericordia. Il non orgoglio, la semplicità, l’accoglienza, il dono di se senza ricambio: questa è la misericordia di Dio.

Questo modo di fare è spiegabile con un’immagine: le viscere della mamma che attende il proprio bambino. Nell’attesa della nuova nascita c’è la responsabilità di quella vita che si fa presente giorno dopo giorno. E’ la pre-occupazione materna/paterna verso un figlio già amato da sempre. E’ fedeltà, è dono, è perdono. Questa è la misericordia di Dio. E’ la Tenerezza che esplode nell’abbraccio di amore infinito tra la mamma e il piccolo.

Questa tenerezza viene espressa singolarmente nell’incarnazione del Figlio di Dio: Gesù Cristo, il Dio con noi, il Dio che salva. Nella Sua nascita, nel modo con cui si mostra sin dall’inizio, nella mangiatoia, nelle sue braccia aperte che rimarranno tali sino alla croce per dirci che “L’amore del Signore è l’umile abbraccio che nasce dal basso dell’umiltà della mangiatoia per manifestarsi potente nell’umiltà della morte della Croce”.

Il Signore benedica noi tutti!

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24 dicembre 2015, admin